IL CONTRIBUTO SCOLASTICO VOLONTARIO

Il contributo scolastico volontario è quel contributo economico che sempre più spesso le scuole richiedono ai genitori per far fronte alle difficoltà che nascono dai tagli sempre più frequenti e pesanti dei fondi stanziati per l’istruzione pubblica. Nato per sostenere l’offerta didattica, sta diventando via via sempre più una fonte di sostentamento per affrontare le spese ordinarie nelle scuole in crisi. Diffuso inizialmente solo nelle scuole superiori (proprio per la gratuità assoluta garantita alla scuola dell’obbligo), si sta diffondendo anche negli ordini precedenti, diventando una prassi tanto abituale, quanto necessaria e pericolosa: si va da 50 a 300 euro, a seconda dei casi. Sebbene solo le tasse scolastiche erariali configurino un pagamento obbligatorio all’atto dell’iscrizione, ormai è prassi che i genitori si vedano consegnare il modulo per il pagamento “volontario” di tale contributo, che varia a seconda della delibera del consiglio di istituto di ogni scuola, che ne determina l’entità. Ma l’aggettivo “volontario” è contraddetto dalle pratiche che spesso le scuole mettono in atto e molte denunce sono giunte da parte di singoli genitori o associazioni relative all’imposizione del contributo, subordinando a tale pagamento l’iscrizione all’anno scolastico o addirittura la promozione o la consegna della pagella. Per giunta, si tratta in molti casi di un pagamento identico per tutti gli iscritti, a prescindere dalla fascia di reddito delle famiglie.

Il bisogno non può diventare la chiave per sfigurare definitivamente quanto il dettato costituzionale ha stabilito in termini di principi, di diritti e doveri. E la legge è chiara su questo punto:

Il comma 622 della l. 296/06 (finanziaria 2007), dopo aver sancito l’obbligatorietà dell’istruzione per dieci anni, ha confermato “il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226” . Ne deriva che “In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità , non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, ect). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria“.

Quindi, cari genitori, in presenza di eventuali atteggiamenti ricattatori di singoli istituti nella richiesta del contributo di sostegno per l’ offerta didattica, sappiate che la legge è dalla vostra parte nel considerare tali richieste da soddisfare ESCLUSIVAMENTE in maniera volontaria e mai obbligatoria.

Varie associazioni di consumatori consigliano inoltre, vista la deducibilità in dichiarazione dei redditi del suddetto contributo, di procedere così:

a) richiedere, all’atto dell’iscrizione a scuola, l’indicazione dettagliata delle spese che dovranno sostenere per la realizzazione delle attività inserite nel POF, a quale cifra ammonta il “contributo volontario” e quali spese copre;

b) in caso di versamento del contributo, apporre sulla causale del bollettino la dicitura “erogazione liberale” per innovazione tecnologica oppure ampliamento dell’offerta formativa o edilizia scolastica”, in modo da detrarre la spesa sostenuta dalla Dichiarazione dei redditi;

c) in caso di versamento del contributo integrale o parziale, pretendere di ricevere la rendicontazione di come sono stati spesi i soldi con la specifica dei costi e delle attività introdotte ex novo o implementate;

d) in caso di “minacce” o comunque di richieste aggressive che paventano  il ricorso anche a società di recupero crediti, interessare le autorità giudiziarie e, nel caso in cui tali richieste avvengano in presenza di altre persone, il Garante per la privacy.

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