DEBITO PUBBLICO: PERCHE’ NO? (di Paolo Palazzi)

* il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno

lordo non deve essere superiore al 3%;

* il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno

lordo non deve essere superiore al 60%;

(Dai 5 criteri di convergenza del Trattato di Maastricht.)

Alcuni dati di fatto

1) Ultimamente perfino alcuni economisti hanno riscoperto che l’aumento di ricchezza, materiale o immateriale, proviene dall’attività umana (capitale umano, capacità imprenditoriale, contesto sociale, normative, rapporti sociali, cultura del lavoro, ecc.).

2) La produzione di ricchezza all’interno dei processi produttivi delle imprese sempre picondizionata, nel suo livello e nella sua dinamica, da fattori di carattere esogeno, esterni cioè alla struttura tecnologica e organizzativa dell’impresa.

3) è andata continuamente aumentando nel mondo la quantità di moneta che svolge il compito di riserva di valore, cioè che non prevede un utilizzo immediato e diretto del suo potere di acquisto, ma che invece, in diverse forme e per diversi motivi, rappresenta un accumulo per un probabile utilizzo in un futuro non ben determinato.

4) I gestori di questa massa di moneta hanno una impellente necessità, come minimo di mantenere costante il potere di acquisto, ma senza dubbio anche quello di far fruttare questo denaro, se non altro per pagare le proprie parcelle e profitti.

5) Le capacità e possibilità di un assorbimento di tale massa di denaro in investimenti reali e produttivi da parte di privati è limitata, senza dubbio insufficiente: soprattutto, la domanda di risorse per attività di investimento non è legata alla dinamica del mercato monetario, ma segue regole e modelli spesso asimmetrici rispetto all’offerta di prestiti produttivi.

6) La ricerca disperata di un rendimento porta a movimenti speculativi veloci e a breve termine in tutte le parti del mondo, fenomeno che provocherà prima o poi guai enormi, anche se nessuno sa prevedere come e quando.

7) Tutti i paesi, tutte le teorie economiche dominanti, tutte le istituzioni economiche internazionali, tutti i governi e quasi tutte le forze sociali e politiche incitano a perseguire e perseguono una politica di riduzione della spesa pubblica, dei deficit e del debito pubblico.

8) La riduzione assoluta o dei tassi di incremento dei debiti pubblici porterà tendenzialmente a ridurre la possibilità di investimenti finanziariattraverso l’acquisto di debito pubblico. Inoltre, tutti gli aspetti esogeni del punto 2 che favoriscono l’aumento di produttività e della capacità di produrre ricchezza non sono, se non in piccola parte, gestibili attraverso interventi privati, ma solo attraverso contributi diretti o indiretti della spesa pubblica. Quindi i tagli di spesa influiscono pesantemente in modo negativo sulla dinamica della produttività.

Mia convinzione è che un aumento generalizzato della spesa pubblica finanziata da un aumento del debito pubblico possa essere utile per uscire da questo meccanismo perverso di instabilità monetaria mondiale e di recessione strisciante.

Eventuali vantaggi di un aumento del debito pubblico

a) Contribuirebbe all’assorbimento di medio-lungo periodo di una massa monetaria crescente e instabile.

b) Permetterebbe un aumento di spesa pubblica senza un aumento della tassazione, anzi potrebbe favorirne una eventuale diminuzione.

c) Farebbe smettere la folle rincorsa a una diminuzione della spesa pubblica e ai suoi effetti devastanti sullo sviluppo sociale ed economico dei paesi.

d) L’aumento di spesa pubblica e la diminuzione della tassazione potrebbe svolgere la doppia funzione: quella di breve periodo, di tipo keynesiano, di un aumento di domanda, quella di lungo periodo di una efficientizzazione delle esternalità produttrici di ricchezza attraverso uno stimolo all’aumento della produttività sociale di breve e lungo periodo.

e) Potrebbe proporre un rendimento sicuro e garantito ai possessori di debito pubblico senza necessità di un aumento dei tassi.

f) L’effetto netto potrebbe essere quello di una costanza del rapporto Debito/Pil, Deficit/Pil, Spesa pubblica/Pil a causa di uno stimolo alla crescita del reddito.

Eventuali svantaggi di un aumento del deficit pubblico

Ecco un elenco degli eventuali problemi legati ad un aumento del deficit pubblico.

a) Sfiducia del mercato relativamente alla sostenibilitˆ del debito.

b) Tensioni inflazionistiche dovute a un aumento di domanda pubblica

e quindi tassi di interesse necessariamente crescenti.

c) Improduttività della spesa pubblica.

d) Incapacità dello stato di gestire la spesa in modo efficiente.

e) Diminuzione (spiazzamento) degli investimenti privati a causa dell’assorbimento di risparmio da parte dello stato.

f) Impraticabile senza un coordinamento a livello mondiale o quantomeno europeo.

Sono verosimili gli svantaggi? Analizziamoli punto per punto.

a) Sostenibilità del debito. La cosa non è convincente; non si capisce perché i risparmiatori debbano rifiutare la fiducia allo stato, mentre tale fiducia la dovrebbero riporre, non garantiti, alle imprese (grandi assorbitrici di risparmio) i cui bilanci e le cui valutazioni del capitale azionario sono quantomeno misteriosi se non truffaldini, alle banche (dalla gestione spesso clientelare e fallimentare) e ai gruppi finanziari (che parlano solo di rendimenti passati e sul futuro non garantiscono nulla). Può essere convincente soltanto con il confronto con debiti pubblici di altri paesi, in questo caso tale sfiducia si concretizzerebbe in tassi di interesse sul debito più elevati.

b) Inflazione. Con un tasso di disoccupazione medio attorno al 10%, in quasi tutti i paesi un aumento controllato e diversificato della domanda pubblica potrebbe abbastanza facilmente non essere inflazionistico.

c) Improduttività. é la più grossa balla degli anni Novanta. Non si capisce assolutamente per quale motivo gli investimenti pubblici debbano essere meno produttivi di quelli privati. Sembra un dogma indiscutibile, in realtà in molti casi alcuni investimenti necessari alla crescita possono essere solo pubblici, ciò significa che in questo caso la produttività del privato sarebbe nulla. C’è un vantaggio in più che ha la spesa pubblica rispetto al privato: non solo la spesa per investimenti, ma anche la spesa pubblica corrente, specialmente quella sociale, può avere un impatto positivo enorme sulla produttività del sistema economico e sulla sua dinamica. Il fatto che esistano nicchie, anche rilevanti, di parassitismo e spreco, non ha nulla a che vedere con la teoria degli effetti complessivi della spesa pubblica e dei servizi pubblici fondamentali.

d) Efficienza. Può essere possibile una programmazione efficiente della spesa pubblica? Le recenti esperienze hanno mostrato, a mio parere in modo inequivocabile, che in un periodo di tagli si tende a ridurre, se va bene, sia la spesa pubblica efficiente che quella parassitaria e di puro spreco. Invece può darsi che, rallentando queste pressioni alla riduzione, possa essere più facile e quindi possibile un miglioramento del’efficienza attraverso una maggiore flessibilità nell’azione di gestione della spesa pubblica. La lotta allo spreco non si fa con i tagli generalizzati di spesa, al contrario tale politica ha spesso fatto aumentare gli sprechi e l’inefficienza. Tanto che in seguito potrà essere difficile rimediare ai danni fatti.

e) Spiazzamento investimenti. Anche questa è la riproposizione di un approccio teorico alle cui basi stanno ipotesi molto restrittive e irrealistiche, ma che vengono completamente dimenticate quando si traducono in consigli di politica economica. In realtà gli investimenti dipendono solo in parte dall’accesso al credito, ma soprattutto la possibilità di accesso al credito delle imprese attualmente non è limitata dalla disponibilità di liquidità che al contrario è in eccesso.

La spesa pubblica attraverso gli investimenti pubblici, ma non solo, può invece essere un grosso stimolo agli investimenti privati e alla crescita.

f) Politica europea. Questo è un problema, anzi il problema, serio.

Una politica di spesa espansiva in deficit con tutta probabilità non può funzionare per un solo paese europeo. Ma ciò non toglie che rimanga un ragionamento giusto anche se da tenere nascosto specialmente da parte di un economista.

(contributo tratto da: Paolo Palazzi “L’economia come scienza sociale e politica”, Aracne, Roma 2010 )

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in economia e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...