IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELLA SCUOLA PRIVATA (di Paolo Palazzi)

Il problema della qualità del sistema educativo

Provvedimenti del governo a favore delle scuole private comportano sicuramente un contributo a carico dello stato e sono quindi in netto contrasto con la Costituzione. Penso però che non sia questo il vero  problema (si potrebbe sempre cambiare la Costituzione), ma quanto, se e come questa spesa pubblica a favore delle scuole private tenderà a cambiare, migliorare o peggiorare nel suo complesso il sistema educativo in Italia. Le previsioni di miglioramento si basano su due ipotesi:

a) Nella prima ipotesi la spesa dovrà essere aggiuntiva rispetto a quella destinata alla scuola pubblica. Un aumento di spesa, per avere effetti positivi sul sistema educativo, deve essere tale da portare a un aumento o a un miglioramento netto del servizio scolastico complessivo e non a una semplice diminuzione e sostituzione di spesa per le famiglie che usano la scuola privata. Ho molti dubbi che questo possa avvenire: la mia impressione è che chi usufruirà delle agevolazioni molto probabilmente utilizzerà l’aumento del reddito per fini extra scolastici e quindi di fatto si tratterà non di spesa per educazione, ma di trasferimenti di reddito a favore delle famiglie che utilizzano la scuola privata (in genere più benestanti della media). Un’alternativa potrebbe essere quella di una possibile crescita del numero di famiglie che utilizzano la scuola privata: in questo caso si potrebbe avere un aumento di spesa privata per il servizio scolastico dovuto al fatto che il servizio educativo privato costerà comunque somme aggiuntive alle famiglie. Nell’ipotesi, non sempre vera, di una migliore efficienza e qualità delle scuole private rispetto a quelle pubbliche, si avrebbe un miglioramento del sistema educativo. Rimane il problema di dove reperire le risorse pubbliche che, specialmente nel caso di un aumento di ricorso delle famiglie alla scuola privata, sarebbero difficilmente prevedibili nel loro ammontare e nella loro dinamica temporale. In un periodo come quello attuale, è indubbiamente legittimo il sospetto che si tenderà a fare ricorso allo spostamento di risorse dalla scuola pubblica verso la scuola privata, con conseguenze che aggraverebbero quantitativamente e qualitativamente la già disastrosa situazione del sistema educativo pubblico, che molto difficilmente potrebbe essere compensata da un ampliamento della scuola privata. In questo caso avremo quindi un peggioramento netto del sistema educativo italiano.

b) Nella seconda ipotesi si fa riferimento all’aumento di concorrenza fra scuola pubblica e privata. I provvedimenti di sostegno alla scuola privata potrebbero introdurre un meccanismo di competizione, quindi più concorrenza fra scuola pubblica e privata che porterebbe forse a un complessivo miglioramento del servizio scolastico. Perché ciò possa avvenire bisogna che la parità sia non solo e non tanto nel costo e quindi nelle risorse disponibili, quanto nelle normative relative alla gestione. Chiunque abbia avuto un contatto con la scuola pubblica sa che una non secondaria parte della sua inefficienza è dovuta a regole e regolamenti burocratici disastrosi, con autonomia di gestione e possibilità di intervento sulle strutture, sul personale e sulla possibilità di reperimento di risorse aggiuntive praticamente nulle. I meccanismi di funzionamento della scuola pubblica sono vincolati in modo centralistico e burocratico e nella maggior parte dei casi senza la possibilità di trovare un interlocutore attendibile. Basti pensare che su una singola scuola hanno contemporaneamente varie, e spesso imprecisate e sovrapposte, competenze: il ministero, la regione, la provincia, il comune, il provveditorato, i distretti scolastici e infine presidi, direttori e consigli di gestione vari! Una effettiva possibilità di concorrenza può avere senso soltanto se si affronta seriamente e complessivamente una riforma scolastica basata sull’autonomia di gestione e sulla responsabilizzazione normativa ed economica delle singole scuole.

Il problema del pluralismo

Un altro problema più complesso riguarda l’impostazione culturale del sistema educativo. Con il servizio pubblico è possibile (almeno teoricamente) costruire un sistema educativo pluralistico, nel senso che la notevole limitazione nella possibilità di scelta del tipo di scuola e degli insegnanti da parte delle famiglie ha portato a una aggregazione di studenti e docenti abbastanza casuale e pluralistica, sia dal punto di vista sociale che di impostazione culturale. La scuola privata, così come è nata e come è in tutto il mondo, si basa invece sul criterio opposto: quello della omogeneizzazione tra struttura familiare e struttura educativa, e il pluralismo si verifica soltanto nella possibilità di scelta tra il ventaglio delle varie aggregazioni omogenee. Sono due concezioni totalmente opposte: la prima si basa sulla prevalenza dei valori di eguaglianza, tolleranza, confronto, scontro critico e nell’accettazione delle diversità culturali rispetto a predefiniti valori familiari; la seconda, al contrario, si basa sulla prevalenza della tradizione familiare e sull’istituzionalizzazione della separazione dei valori, delle culture, delle etnie e dei ceti sociali, questo anche indipendentemente dal fatto che tale separazione avvenga realmente. La cosa a mio avviso è molto pericolosa, sia dal punto di vista culturale che politico e sociale. Anche se è difficile che un semplice finanziamento pubblico possa stravolgere completamente la natura del nostro sistema educativo, aver presente quali pericoli si corrono è di importanza vitale.

Il buono scuola

Un punto chiave di coloro che invocano un sostegno paritario per la scuola privata è che si tratta «un campo nel quale i principi di libertà individuale vanno difesi a ogni costo» (Franco Cardini, intervento sulla rivista Golem [http://www.golemindispensabile.it/]). In Italia ognuno dovrebbe essere libero di organizzare e far frequentare ai propri figli una scuola i cui insegnanti siano “seri” seguaci del mago di Arcella, o, come scrive il professor Cardini, di preferire «insegnanti sul serio cattolici», oppure, come fortunatamente nessuno sostiene, una scuola di insegnanti veri marxisti. Il problema della libertà si potrà concretizzare soltanto se, dal punto di vista dei costi diretti e indiretti delle famiglie, ci sia parità. Uno dei modi, caldeggiato dal professor Cardini, potrebbe essere quello del “buono scuola”, attraverso il quale lo stato attribuirebbe a ciascuna famiglia una “somma” da spendere liberamente sul mercato scolastico nel quale siano presenti tutti i possibili tipi di scuole. Se il mercato è veramente libero le scuole migliori vinceranno e tutti, famiglie e stato, saranno contenti. Credo che esistano complicazioni burocratiche e organizzative assolutamente insormontabili affinché un tale proposito possa essere messo in pratica, ma mettiamole da parte; come da parte possiamo mettere i problemi relativi a un tipo di sistema scolastico a “macchia di leopardo ideologica” ed entriamo nel cuore della proposta. Un sistema come quello proposto dal professor Cardini e in genere dai liberisti di varia natura, che voglia mantenere un minimo di decenza, dovrebbe obbligatoriamente, come lo stesso Cardini riconosce, instaurare un rigido sistema di controllo qualitativo e non ideologico. Il problema è tutto qui: è possibile in un sistema scolastico organizzato per gruppi omogenei politici, ideologici, culturali, religiosi, razziali, per colore degli occhi o dei capelli, ecc., costruire degli standard qualitativi validi per tutti? Pensa il professor Cardini che ci sia una qualche possibilità di indicatori di qualità comuni fra scuole gestite da integralisti islamici, massoni, testimoni di Geova, Opus Dei, Centri sociali, ecc.? Credo che, oltre al fatto che dentro le scuole non si uccidano o violentino gli studenti, altro standard qualitativo comune sia difficile da trovare. A meno che non si consideri la possibilità di standard qualitativi basati su principi comuni di base della società legati a documenti condivisi quali la Costituzione, ma allora questi ci sono già e sono rappresentati dal sistema educativo pubblico, nel quale le scuole private parificate costituiscono una limitata eccezione di origine storica.

Quindi, riprendendo le parole finali del professor Cardini che recitano: «non mi interessa nulla se questa possa venire giudicata un posizione di destra o di sinistra», direi che esiste una terza alternativa, quella delle posizioni e idee sbagliate, e quella dei “bonus” scolastici ne è un esempio.

(tratto da : Paolo Palazzi, L’economia come scienza sociale e politica, Aracne, Roma 2010 )

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