UN CONVEGNO AD OTTOBRE

L’Italia è un paese pieno di potenzialità e risorse e nonostante la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni, è un paese che rimane comunque uno dei più ricchi e industrializzati del mondo. Ma proprio il perdurare della crisi economica e le sue ripercussioni sui diritti dei cittadini necessitano secondo noi una seria riflessione sui problemi del nostro paese e sulle possibili strade da intraprendere affinché questa ricchezza possa essere mantenuta, accresciuta e utilizzata in modo ottimale per migliorare le condizioni di vita materiali e spirituali della collettività.

A questo proposito, l’ATIC intende organizzare nel mese di ottobre un convegno che affronti i temi della crisi economica e in particolare le sue ripercussioni sulla nostra vita di tutti i giorni e sui danni che politiche economiche sbagliate possono portare agli interessi collettivi. Il convegno toccherà temi quali le politiche economiche necessarie per far fronte alla crisi e i vincoli che abbiamo con l’Europa, ma anche il tema del lavoro, della sanità e della scuola, in un’ottica di ricerca di soluzioni possibili per il nostro paese.

In vista dell’appuntamento di ottobre, pubblicheremo da oggi una serie di articoli e links utili sui temi che approfondiremo nel convegno, sperando di aprire con tutti voi un dibattito costruttivo.

 

Per iniziare, vogliamo qui citare alcuni articoli della Costituzione Italiana che crediamo debbano essere dei punti di riferimento per ogni discussione sulle varie aree tematiche che intendiamo proporre:

 

Modello di sviluppo per l’Italia e le relative politiche economiche e fiscali

Art. 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”

Art. 43 della Costituzione: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.”

Sanità

Art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.[…]”

 Ricerca e l’Istruzione

Art. 9 della Costituzione: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. . […]”

Art. 33della Costituzione:“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. […]”

Art. 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Lavoro

Art. 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 35 della Costituzione. “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.”

Art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.”

Welfare

Art. 3 della Costituzione: “[…] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’ eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Art. 38 della Costituzione: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.”

Ambiente

Art. 9 della Costituzione: La Repubblica […] Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 44 della Costituzione: Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, […]

Giustizia

Art. 104. La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.[…]”

Art. 24 della Costituzione: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.”

 

 

 

Immigrazione

Art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]”.

Politica Estera

Art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

 

 

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INDENNITA’ DISOCCUPAZIONE ASpI

L’indennità di disoccupazione ASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) è una delle novità introdotte dalla Riforma del Mercato del Lavoro e che andrà a sostituire la disoccupazione ordinaria e con requisiti ridotti.

A partire dal 1 gennaio 2013 i lavoratori che hanno perso il lavoro possono richiedere l’indennità di disoccupazione ASpI e l’indennità di disoccupazione mini-ASpI, attiva anche per i periodi relativi al 2012.

Queste due nuove prestazioni a sostegno del reddito andranno a sostituire la disoccupazione ordinaria, la disoccupazione con requisiti ridotti, la disoccupazione speciale edile e la mobilità.

A chi spetta? L’ASpI spetta a tutti i lavoratori dipendenti, compresi quelli con contratto di apprendistato, e ai soci lavoratori di cooperativa. Non possono richiedere l’indennità di disoccupazione i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato e i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno di lavoro stagionale. Diversa è invece la situazione per i lavoratori con contratto a progetto.

Quali sono i requisiti? Possono accedere all’ASpI i lavoratori in stato di disoccupazione che non abbiamo cessato il contratto per dimissioni o risoluzione consensuale, tranne che le donne nel periodo tutelato (da 300 giorni prima della data presunta del parto al compimento del primo anno di vita del figlio) e per le dimissioni per giusta causa.

Per richiedere l’indennità di disoccupazione i lavoratori devono avere almeno un contributo versato nel biennio precedente alla richiesta e inoltre devono avere almeno 1 anno di contribuzione contro la disoccupazione (contributo DS e/o contributi ASpI).

In caso di nuova occupazione, l’indennità viene sospesa d’ufficio fino ad un massimo di 6 mesi. Se il rapporto di lavoro cessa, l’ASpI riprende ad essere corrisposta  per il periodo residue spettante. Sia la sospensione che la ripresa avvengono d’ufficio, il lavoratore non deve dare comunicazioni. In caso di nuovo contratto di lavoro subordinato superiore ai 6 mesi, l’indennità decade.

I periodi validi al raggiungimento dei requisiti sono anche quelli figurativi della maternità obbligatoria, i periodi di lavoro all’estero e l’astensione dal lavoro per periodi di malattia dei figli fino ad 8 anni di età nel limite dei 5 giorni lavorativi nell’anno solare.

Qual’è l’importo dell’indennità? Questa è pari al 75% della retribuzione media mensile nel caso questa sia inferiore ad un determinato importo fissato annualmente. Per il 2013  la retribuzione di riferimento è di 1.180 euro. Superato tale importo di retribuzione si calcola il 75% di 1.180 euro più una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e l’importo massimo.

A questa indennità di applica una riduzione del 15% dopo i primi 6 mesi ed un ulteriore 15% oltre i 12 mesi.

Quale è il termine di presentazione della domanda? Per poter avere l’indennità di disoccupazione il lavoratore deve presentare domanda in via telematica entro due mesi dalla data in cui hanno diritto al trattamento e cioè dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro (es. il contratto termina il 1 febbraio, si ha diritto all’indennità a partire dal 9 febbraio, il termine delle domanda è il 9 aprile).

Per ogni chiarimento su casi particolari conviene contattare l’Inps-Inail attraverso il NUMERO VERDE 803.164 (dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 14).

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IL CONTRIBUTO SCOLASTICO VOLONTARIO

Il contributo scolastico volontario è quel contributo economico che sempre più spesso le scuole richiedono ai genitori per far fronte alle difficoltà che nascono dai tagli sempre più frequenti e pesanti dei fondi stanziati per l’istruzione pubblica. Nato per sostenere l’offerta didattica, sta diventando via via sempre più una fonte di sostentamento per affrontare le spese ordinarie nelle scuole in crisi. Diffuso inizialmente solo nelle scuole superiori (proprio per la gratuità assoluta garantita alla scuola dell’obbligo), si sta diffondendo anche negli ordini precedenti, diventando una prassi tanto abituale, quanto necessaria e pericolosa: si va da 50 a 300 euro, a seconda dei casi. Sebbene solo le tasse scolastiche erariali configurino un pagamento obbligatorio all’atto dell’iscrizione, ormai è prassi che i genitori si vedano consegnare il modulo per il pagamento “volontario” di tale contributo, che varia a seconda della delibera del consiglio di istituto di ogni scuola, che ne determina l’entità. Ma l’aggettivo “volontario” è contraddetto dalle pratiche che spesso le scuole mettono in atto e molte denunce sono giunte da parte di singoli genitori o associazioni relative all’imposizione del contributo, subordinando a tale pagamento l’iscrizione all’anno scolastico o addirittura la promozione o la consegna della pagella. Per giunta, si tratta in molti casi di un pagamento identico per tutti gli iscritti, a prescindere dalla fascia di reddito delle famiglie.

Il bisogno non può diventare la chiave per sfigurare definitivamente quanto il dettato costituzionale ha stabilito in termini di principi, di diritti e doveri. E la legge è chiara su questo punto:

Il comma 622 della l. 296/06 (finanziaria 2007), dopo aver sancito l’obbligatorietà dell’istruzione per dieci anni, ha confermato “il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226” . Ne deriva che “In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità , non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro), fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, ect). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria“.

Quindi, cari genitori, in presenza di eventuali atteggiamenti ricattatori di singoli istituti nella richiesta del contributo di sostegno per l’ offerta didattica, sappiate che la legge è dalla vostra parte nel considerare tali richieste da soddisfare ESCLUSIVAMENTE in maniera volontaria e mai obbligatoria.

Varie associazioni di consumatori consigliano inoltre, vista la deducibilità in dichiarazione dei redditi del suddetto contributo, di procedere così:

a) richiedere, all’atto dell’iscrizione a scuola, l’indicazione dettagliata delle spese che dovranno sostenere per la realizzazione delle attività inserite nel POF, a quale cifra ammonta il “contributo volontario” e quali spese copre;

b) in caso di versamento del contributo, apporre sulla causale del bollettino la dicitura “erogazione liberale” per innovazione tecnologica oppure ampliamento dell’offerta formativa o edilizia scolastica”, in modo da detrarre la spesa sostenuta dalla Dichiarazione dei redditi;

c) in caso di versamento del contributo integrale o parziale, pretendere di ricevere la rendicontazione di come sono stati spesi i soldi con la specifica dei costi e delle attività introdotte ex novo o implementate;

d) in caso di “minacce” o comunque di richieste aggressive che paventano  il ricorso anche a società di recupero crediti, interessare le autorità giudiziarie e, nel caso in cui tali richieste avvengano in presenza di altre persone, il Garante per la privacy.

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LE AGEVOLAZIONI FISCALI PER I DISABILI: I VEICOLI

Le attuali norme tributarie riservano una serie di benefici fiscali alle persone con disabilità per quanto concerne l’acquisto di veicoli. E’ da notare che, in virtù del DL n.12 del 27.01.2012 in materia di semplificazione amministrativa, sarà possibile evitare la duplicazione di documenti e adempimenti nelle certificazioni sanitarie richieste per usufruire delle agevolazioni.

Ad avere diritto alle agevolazioni sono:

1)      i non vedenti (come individuati dagli artt.2,3,4 legge 3 aprile 2001 n.138), e i sordi (art.1 L. 68 del 1999);

2)       i disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento;

3)      I disabili che versano in una situazione di handicap grave certificata con verbale della Commissione per l’accertamento dell’Handicap presso la ASL

4)      I disabili  che presentano ridotte o impedite capacità motorie, indipendentemente dalla circostanza che fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento. Per questa categoria il veicolo deve essere adattato nei comandi di guida o nella carrozzeria o dotato di cambio automatico prescritto dalla commissione ASL.

In particolare, per le citate categorie di disabili,  esiste la possibilità di:

1)      detrazione dall’Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto e per la manutenzione straordinaria, fino a una spesa massima totale di 18.075,99 euro, consentita una sola volta nel corso di un quadriennio. Se il disabile è titolare di redditi propri per un importo superiore a 2.840,51 euro il documento di spesa deve essere a lui intestato.

2)      Iva agevolata al 4% anziché al 21% sull’acquisto di autovetture nuove o usate  (fino a 2000cc per i motori a benzina, 2800cc per i diesel), applicabile anche a spese di adattamento di veicoli già posseduti dal disabile, agevolazione consentita una sola volta nel corso di un quadriennio.

3)      esenzione dal bollo auto per autovetture nuove o usate  (fino a 2000cc per i motori a benzina, 2800cc per i diesel) da richiedere Presso l’Ufficio Tributi della Regione.

4)      esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà, con esclusione di non vedenti e sordi (sia per autovetture nuove che usate, da richiedere  direttamente al PRA territorialmente competente).

La documentazione medica da produrre è diversa a seconda del tipo di disabilità per cui si richiedono le esenzioni.

Per i non vedenti e sordi è necessario un certificato rilasciato da una Commissione medica pubblica.

Per i disabili psichici o mentali è necessario il verbale di accertamento dell’handicap emesso dalla Commissione medica presso la ASL di cui all’art.4 delle Legge n. 104/1992 e il certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento emesso dalla Commissione per l’accertamento dell’invalidità civile di cui alla legge n.295 del 1990. In alternativa, si può produrre un certificato rilasciato dalla commissione medica pubblica preposta all’accertamento dello stato di invalidità purché vi sia dettagliatamente specificata la natura e gravità della patologia.

Per i disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o pluriamputati è necessario il verbale di accertamento dell’handicap emesso dalla Commissione medica presso la ASL di cui all’art.4 delle Legge n. 104/1992. . In alternativa, si può produrre un certificato rilasciato dalla commissione medica pubblica preposta all’accertamento dello stato di invalidità purché vi sia dettagliatamente specificata “l’impossibilità a deambulare in modo autonomo o senza l’aiuto di un accompagnatore”.

Per le persone affette da sindrome di Down è sufficiente la certificazione rilasciata dal proprio medico di base.

Sono inoltre da produrre per le citate categorie di disabili :

-ai soli fini dell’agevolazione Iva, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che nel quadriennio antecedente alla data di acquisto non è stato acquistato un altro veicolo agevolato (o il certificato della sua eventuale cancellazione dal PRA)

– nel caso che il veicolo sia intestato al familiare del disabile occorre anche la fotocopia dell’ultima dichiarazione dei redditi da cui risulta che il disabile è a carico dell’intestatario dell’auto, ovvero autocertificazione.

Per quanto riguarda invece i disabili con ridotte o impedite capacità motorie, il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo alla minorazione di tipo motorio di cui il disabile è affetto. La natura motoria della disabilità deve essere esplicitamente annotata sul certificato rilasciato dalla Commissione medica presso la ASL di cui all’art.4 delle Legge n. 104/1992 o sul certificato rilasciato da altra commissione medica pubblica preposta all’accertamento dello stato di invalidità. Se il disabile è titolare di patente speciale, si considera “adattata”  anche l’auto dotata di solo cambio automatico di serie, purché prescritto dalla Commissione medica locale competente per l’accertamento all’idoneità alla guida.

Oltre ad uno dei suddetti certificati medici, i disabili con ridotte o impedite capacità motorie devono produrre:

fotocopia della patente di guida speciale (non necessaria ai fini della sola detrazione irpef);

– ai soli fini dell’agevolazione Iva per la prestazione di servizi o acquisto di accessori necessari all’adattamento dell’auto, autodichiarazione dalla quale risulti che si tratta di disabilità comportante ridotte capacità motorie permanenti come attestato dalla certificazione medica in possesso.

fotocopia della carta di circolazione dove risulti che il veicolo è adattato o dispone dei dispositivi prescritti per il titolare di patente speciale;

-ai soli fini dell’agevolazione Iva, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che nel quadriennio antecedente alla data di acquisto non è stato acquistato un altro veicolo agevolato (o il certificato della sua eventuale cancellazione dal PRA)

– nel caso che il veicolo sia intestato al familiare del disabile occorre anche la fotocopia dell’ultima dichiarazione dei redditi da cui risulta che il disabile è a carico dell’intestatario dell’auto, ovvero autocertificazione.

Note:

–          è compito di chi vende il veicolo (nuovo o usato) applicare correttamente l’aliquota Iva agevolata, emettendo fattura con l’annotazione che trattasi di operazione ai sensi della legge 97/86 e della legge 449/97, ovvero della legge 342/2000 o della legge 388/2000 e comunicare all’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate la data dell’operazione, la targa del veicolo, i dati anagrafici e la residenza del cessionario.

–          non è agevolabile l’acquisto di quadricicli che possono essere guidati senza patente (per es. le minicar)

Per approfondire l’argomento, visionare la normativa completa  o scaricare i formulari necessari ad ottenere le agevolazioni, si può consultare il sito internet dell’Agenzia delle Entrate: www.agenziaentrate.gov.it

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LE PRINCIPALI NOVITA’ DELLA RIFORMA FORNERO SUL LAVORO

Licenziamento. Cambia l’articolo 18. In caso di licenziamento giudicato illegittimo dal giudice, il reintegro nel posto di lavoro non sarà più automatico.Rispetto ai tre tipi di licenziamento già previsti dalla normativa – discriminatorio, economico e disciplinare – il primo rimane comunque illegittimo. Quello che cambia di più è il secondo (licenziamento per motivi economici): il giudice può decidere tra il semplice risarcimento e il reintegro nel posto di lavoro. Quest’ultima possibilità rimane obbligatoria solo in caso di “manifesta insussistenza” della motivazione. In caso di licenziamento disciplinare, il giudice avrà invece meno libertà, dovendosi attenere, nella scelta sull’eventuale reintegro, a quanto stabilito dal contratto collettivo.

Disoccupazione. La riforma cerca di introdurre un nuovo principio: tutelare in via diretta il lavoratore, anziché il posto di lavoro, e lo fa tramite l’Aspi, la nuova Assicurazione sociale per l’impiego. L’Aspi sostituirà a regime, nel 2017, l’indennità di mobilità e quella di disoccupazione. Ne potranno usufruire, oltre ai lavoratori dipendenti, anche gli apprendisti e gli artisti, e sarà possibile trasformare l’Aspi in liquidazione per poter avviare un’impresa. Per chi non è tutelato dall’Aspi, ci sarà la mini-Aspi. Se il lavoratore rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20 per cento, rispetto all’indennità che percepisce, perderà il sussidio.

Cassa integrazione. La cassa integrazione straordinaria (Cigs) verrà soppressa a partire dal 1 gennaio 2016, nei casi di fallimento dell’impresa, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria, omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni e nelle ipotesi di aziende sottoposte a sequestro o confisca.

Contratti. L’obiettivo è disincentivare il precariato. Il contratto a tempo determinato costerà di più, con l’aggiunta dell’1,6 per cento, destinato a finanziare l’Aspi. Il primo contratto a tempo potrà essere stipulato senza specificare una causale, ma potrà durare al massimo un anno. I periodi di interruzone obbligatoria tra un contratto a tempo e l’amtro si allungano: dagli attuali 10 giorni a 60, per i contratti di durata inferiore a sei mesi, e dagli attuali 20 a 90 giorni, per quelli di durata superiore. Tali pause potranno essere ridotte solo dai contratti collettivi in occasioni particolari (start-up, lancio di nuovi prodotti, cambiamenti tecnologici, seconda fase di progetti). I contratti a progetto non potranno scendere al di sotto di un “salario base” minimo, in base ai contratti nazionali di lavoro.

Partite Iva. Per disincentivare il ricorso alle “finte partite Iva”, quali formule che in realtà nascondono forme di lavoro subordinato, il contratto con una persona con partita Iva non è valido se ci sono entrambe queste condizioni: che il compenso sia inferiore a 18 mila euro annui e che la durata sia superiore ad otto mesi in un anno. Inoltre il corrispettivo non dev’essere superiore dell’80 per cento di quello versato a dipendenti e collaboratori a progetto, e il lavoratore non deve avere una postazione fissa in azienda. La contribuzione obbligatoria da versare alla Gestione Separat dell’Inps passa al 33 per cento.

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INTRODUZIONE AL CONVEGNO SULLA PREVENZIONE

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IN CASO DI DIVORZIO, GLI IMMOBILI SI DIVIDONO

Che succede degli immobili acquistati insieme dopo lo scioglimento di un matrimonio all’interno del quale vigeva la separazione legale dei beni? Recentemente la Corte di Cassazione è stata chiamata a esprimersi sulla vicenda di una coppia di ex coniugi in cui lui chiedeva la metà delle somme di denaro spese per acquistare o migliorare gli immobili intestati all’ex moglie. In sostanza, la richiesta dell’uomo era della metà delle riserve finanziarie investite e i giudici della Suprema Corte gli hanno dato ragione: con la sentenza n. 3479, infatti, gli Ermellini hanno precisato che i soldi investiti in immobili intestati a uno solo dei coniugi andranno divisi a metà in sede di divorzio, a prescindere dalle rispettive professioni.

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